Centro Fotografico Cagliari CFC Mostre #9
Roberto Goffi "La casa di Carol Rama"
a cura di Roberta Vanali

dal 15-02-2019 al 15-04-2019

 

Vernissage Venerdì 15 Febbraio 2019 alle 18.30

 

Aperto tutti i Giovedì e Venerdì e Sabato dalle 18.30 alle 20.30

Aperto su appuntamento tutti i giorni della settimana tranne la Domenica

CFC Via Eleonora D'Arborea 51 Cagliari

www.centrofotograficocagliari.com

 


Il Centro Fotografico Cagliari di Cristian Castelnuovo è lieto di presentare la mostra del fotografo piemontese Roberto Goffi "La casa di Carol Rama”. Un lavoro inedito sull'artista torinese Carol Rama e sulla sua casa studio, frutto dalla frequentazione assidua tra il fotografo e l'artista. Le fotografie di Roberto Goffi sono probabilmente la documentazione più profonda e intima dei luoghi dove l'arte di Carol Rama veniva concepita e realizzata, la mostra è cura di Roberta Vanali. L'esposizione che aprirà i battenti Venerdì 15 Febbraio alle 18:30, presenterà venti stampe in bianco e nero, originali effettuate a mano dall’artista su carta fotografica tradizionale ai sali d’argento. Contestualmente, Domenica 17 Febbraio dalle 12:00, verrà presentato presso La Libreria di Via Sulis il libro libro d'artista" Oltre i veli della memoria. La casa di Carol" edizione limitata, con testo di Corrado Levi, contenente 12 stampe originali, effettuate dall’artista su carta fotografica tradizionale ai sali d’argento Ilford Warmtone FB con viraggio al Selenio. La composizione e stampadei testi effettuata con caratteri in piombo Bodoni Monotype della tipografia Campi Monotype 1898.

Roberto Goffi, nato a Torino nel 1948 è fotografo professionista dal 1977, è stato fotografo di riferimento del Museo Nazionale del Cinema di Torino, del Salone del Libro e della Musica, della Fondazione Agnelli e dell’Editore Allemandi. Docente di Fotografia di Architettura all’Istituto Europeo di Design di Torino, all’attività professionale ha affiancato una continua ricerca con predilezione per la rielaborazione di antiche tecniche fotografiche utilizzate sia in progetti puramente fotografici che nell’esplorazione di nuove applicazioni della fotografia.

Radio X intervista Extralive di Sergio Benoni - Roberto Goffi e Cristian Castelnuovo
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Centro Fotografico Cagliari presenta:

Roberto Goffi. La casa di Carol Rama

Testo critico cura di Roberta Vanali

 

Il buio mi difende da quello che può succedermi ogni giorno, mi aiuta a superare le cose negative, è un’astuzia con cui credo di modificare un po’ la mia vita. Perché ogni nuova giornata è un’operazione molto bella e coraggiosa, ma anche così difficile. C’è chi si toglie le angosce facendo shopping, io col buio in casa. Pareti dipinte di grigio, tende nere alle finestre e un grande letto dove trascorrere gran parte del tempo e ricevere amici illustri. Tutt’intorno frammenti del passato che sono diventati ragione di vita. Linfa a cui attingere per esprimere l’inesprimibile. Ogni dettaglio della casa di Carol Rama – una mansarda di via Napione a Torino - è la trasposizione delle sue irriverenti e trasgressive opere. E tutto ciò Roberto Goffi lo comprende già dal 1985 quando immortala la casa-museo per un articolo di Corrado Levi su Domus, nonostante il taglio documentaristico e la scelta del colore. Perché solo il rigore del bianco e nero svela la vera struttura e l’essenza delle cose. Roberto Goffi ha intuito il significato intrinseco della casa dove Carol Rama ha vissuto per settant’anni. Ha colto l’atmosfera mistica di quella che è l’opera d’arte totale di questa immensa artista. Una wunderkammer fatta di oggetti-feticcio, reliquie, frammenti d’identità che hanno rappresentato una costante del suo percorso artistico, attraversando le avanguardie del XX secolo. Tra questi protesi in legno, dentiere, orinatoi, pennelli da barba, provette in vetro. E ancora camere d’aria di biciclette provenienti dalla fabbrica del padre suicida e forme da scarpa del nonno calzolaio. Ovvero tutti quei simulacri che hanno consentito la discesa agli inferi della sua anima.

“L’oggetto tedesco, che è una cosa che mi ha regalato mio padre, è una vetrina della mesticheria torinese in Corso Francia e questi sono tutti i vasetti di polveri per gli acquerelli. Forse bisognerebbe fotografarlo, Goffi, vorrei vedere questo mobile con questi mille vasetti, questo angolo e anche il quadro, si, si, bisogna farlo.” E Goffi lo ha fatto. Lo ha fatto egregiamente testimoniando la complessità della sua vita e della sua arte attraverso quegli oggetti. Ne ha colto il caos esistenziale indagando il concetto di memoria. Ed ecco che alle pareti le fotografie di Andy Warhol, Duchamp e Man Ray si mescolano alle poesie di Sanguineti e ai ritratti di Carol, mentre poggiate su un mobile luccicano in bella vista le scarpe donate da Jolas quando, alla prima del Sigfrido alla Scala, perse le sue. E ancora, la testa proveniente dal Museo Archeologico di Roma presa in prestito in maniera rocambolesca durante il secondo conflitto mondiale e mai restituita; la scatola dove Man Ray custodiva la macchina fotografica e quelle più piccole dove la madre teneva i gioielli di famiglia finiti al Monte di Pietà; il suo ritratto davanti all’Olivetti appartenuta al padre e ancora sculture, collane, bracciali, caraffe, lampade, attrezzi d’ogni genere, una catasta di cataloghi all’interno di una cassetta di frutta e un tamburo accanto al letto.

Risale a maggio del 2000, la serie fotografica - realizzata con pellicola piana e un obiettivo degli anni ’30 che degrada progressivamente l’immagine - da cui sono state selezionate le 25 opere in mostra. La predilezione per gli antichi procedimenti fotografici come dagherrotipi, stampe al carbone su diversi supporti, platini e calcografie a grana sono congeniali a scoprire e restituire con passione e sensibilità la bellezza e la poesia delle cose. Il modus operandi di Roberto Goffi non si ferma alla superficie ma penetra la struttura degli oggetti attraverso la luce e possiede quel grande valore aggiunto incarnato dalla scelta rigorosa dell’analogico e della manualità in camera oscura.

L’estrema capacità di catturare l’anima delle cose e di consegnarne le immagini alla storia fanno di questo eccellente artista il portavoce attento di un ricordo che diventa poesia, il testimone di un preciso momento capace di renderne visibile l’anima, di cogliere il valore metaforico degli oggetti di Carol intrisi di pathos e di dolore, perché a sua detta: “ricordare non basta. Perché i ricordi in sé non sono ancora poesia. Solo quando divengono in noi sangue, sguardo, gesto; quando non hanno più nome e più non si distinguono dall’essere nostro, solo allora può avvenire che in un attimo rarissimo di grazia dal loro folto prorompa e si levi la prima parola di un verso.”

 

“La casa di Carol Rama” in mostra a Cagliari

intervista con Roberto Goffi a Radio X

“Una mostra che ci riporta indietro nel tempo, stampata in analogico, in bianco e nero, che coglie significato intrinseco della casa dove Carol Rama ha vissuto per settant’anni e l’atmosfera mistica di quella che è l’opera d’arte totale di questa immensa artista. Una wunderkammer fatta di oggetti-feticcio, reliquie, frammenti d’identità che hanno rappresentato una costante del suo percorso artistico, attraversando le avanguardie del XX secolo.” A partire dal 15 febbraio al Centro Fotografico Cagliari arriva la mostra “La casa di Carol Rama” del fotografo Roberto Goffi, un percorso che raccoglie la memoria storica della vulcanica artista torinese: ne abbiamo parlato in studio all’interno di extralive mattina con Cristian Castelnuovo e con il fotografo Roberto Goffi che dalla fine degli anni 70 ha seguito Carol Rama documentandone i lavori e il “microcosmo” che ruotava attorno alla sua casa studio. – “La sua linea guida era la libertà. Una libertà scomoda per lei e per gli altri, perché non essendosi mai allineata a nessuna corrente è sempre stata un cane sciolto, un personaggio scomodo, una donna che faceva delle cose molto osé per il tempo, in una società molto chiusa e familistica, in un certo senso, come quella torinese”.

 

 

 

 

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